Liberalizzazione degli orari di apertura

Liberalizzazione degli orari di apertura

4 gennaio 2012

Il recente decreto “Salva Italia” ha liberalizzato gli orari di apertura al pubblico degli esercizi commerciali al dettaglio.
Cosa cambia? Ormai non molto, ma qualcosa.

  • Veniamo da un tempo – normato dalle leggi 426 e 558 del 1971 – ove l’apertura era limitata a 8 ore giornaliere e ad un massimo di 44 ore settimanali.
    Ciò, allo scopo di proteggere il piccolo commercio;
  • con disposizione successiva, il compianto Ministro Marcora, nel 1987, accordava tempi di apertura più liberali: 13 ore giornaliere da attuarsi nella fascia oraria compresa tra le 8 del mattino e le 21 della sera; ed è così che, da anni, siamo dunque liberi di praticare questo orario di apertura, mentre solo in qualche negozio della Toscana apriamo dalle 7:30 alle 20:30. Abitudini locali.
  • Dunque con la nuova legge, per quanto riguarda l’orario della settimana, nulla cambierà;
  • diverso sarà per le aperture domenicali e festive, sebbene anche qui non si tratterà più, ormai, di una devastante rivoluzione, come artatamente viene presentata da alcuni. Perché? Perché anche sui “festivi” una parziale libertà è già in atto. Molti negozi infatti sono aperti circa 20/25 domeniche all’anno, che diverranno 47/48. Mentre i negozi posti in località turistiche già ora sono sempre aperti alla domenica. Quello che cambierà veramente è che, sia chi vuol “fare la spesa” che noi operatori, saremo sgravati dal balletto settimanale di queste aperture a singhiozzo. Ogni Amministrazione Comunale decideva, magari all’ultimo momento: Parma aperto, Bologna no, Seregno chiuso, Monza aperta. Una bella confusione.

Ora potremo pianifi care liberamente e razionalmente tutto il sistema: rifornimenti, organizzazione del lavoro, eccetera. E i clienti potranno “fare la spesa” in libertà.

Anche tutti gli annunci stampa settimanali, una volta preso un ritmo all’inglese – ad esempio, tutte le domeniche aperti dalle 9 alle 19 – verranno a cessare.

Certamente per molte migliaia di persone impiegate nelle “regioni” e nei “comuni” per gestire il balletto settimanale di cui sopra, assieme agli impiegati delle “associazioni”, commercianti, ambulanti, eccetera, andrà trovata una nuova più produttiva occupazione.

Meno regole inutili, più semplicità.

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