Con riferimento all’annuncio di COOP del 28 ottobre 2006.
Italianità? Noi, Esselunga, siamo un’azienda italiana.
La nostra bandiera è sempre stato il tricolore, che per
noi non è una recente scoperta.
Non è dunque il caso che COOP si erga a difesa dei
nostri colori.
Lo fa per ragioni meramente strumentali.
Infatti:
ormai da oltre due anni, da quando cioè si è diffuso un
interrogativo sulla “continuità” di Esselunga, il signor
Aldo Soldi, presidente di ANCC (COOP),
candidatosi a difensore dei prodotti nazionali, si è
dato incessantemente a dichiarazioni di questo
tenore:
• “...Oltre a noi, credo che debba essere preoccupata la nostra
produzione nazionale che è fatta in gran parte di piccole e
medie aziende. ...I grandi gruppi stranieri traggono la loro
forza dal fatto di fare accordi su scala mondiale, ma accordi
di questo genere non si fanno con il piccolo produttore di
Salerno...” (Corriere della Sera – 27.09.2004).
• “... ci sentiamo in diritto-dovere di comprare Esselunga.
E ci siamo candidati ufficialmente.” (Panorama /Economy –
16.12.2004).
[come detto anche dal presidente di Legacoop Emilia, Cattabiani all’Unità
del 18.05.2006: “ ...se l’Esselunga fosse messa in vendita,
sarebbe un diritto e un dovere per noi acquistarla.”]
• “...Il sistema produttivo italiano, specie quello
agroalimentare che è fatto di piccole medie imprese, rischia
di essere tagliato fuori. Non siamo preoccupati della
concorrenza ma per le ricadute negative proprio nella
produzione.” (L’Espresso – 17.02.2005).
• “...la distribuzione ha un impatto diretto sulle piccole e
medie imprese nazionali. Nel senso che un supermercato
straniero tenderà a vendere prodotti stranieri.” (Corriere
della Sera – 14.10.2006).
• “...una possibile vendita di Esselunga a Tesco,...
creerebbe problemi non a COOP ma alla piccola e
media distribuzione del Paese.” (Corriere della Sera – 21.10.2006). Incredibile, da parte del Gran Gestore di
76 Ipercoop e oltre 1.000 supermercati COOP!!
In tal modo si è instillato nella mente di clienti, fornitori, giornalisti, bancari, professori, il concetto
che una azienda di distribuzione alimentare italiana,
se a capitale straniero, riempia i suoi “scaffali” di
prodotti esteri. Una favola, un’autentica panzana, con
la quale si inducono a spericolate dichiarazioni
autorevoli personaggi quali:
• Pierluigi Bersani, sulla vendita di Esselunga:
“...io credo che il sistema amministrativo abbia anche
delle leve in mano. Così come il governo. ...Di sicuro,
nessuno entra in un mercato a dispetto della sua classe
dirigente, politica, economica.” (L’Unità – 9.11.2004).
• Cesare Geronzi:
“...Ha mai fatto una visita al bancone
di Auchan in Italia? Vada, vada di persona, guardi
quanti sono i prodotti francesi esposti e quanti quelli
italiani. Mi dicono che Caprotti voglia vendere, guai a
perdere Esselunga, deve rimanere in mani italiane. Mi
sono spiegato?” (Panorama/Economy - 7.07.2005).
• Romano Prodi, a “Porta a Porta” del 7 febbraio 2006,
in una trasmissione sulle banche, non richiesto afferma
sulla Grande Distribuzione:
“...sono rimaste le Coop e c’è
ancora la Esselunga... il governo può metterle insieme...
può fare una politica perché stiano assieme...”
• Paolo De Castro, ministro dell’agricoltura:
“...il rischio è che un supermercato straniero tenda a
vendere prodotti stranieri oppure che strangoli i
fornitori (cioè le piccole aziende agricole locali) con
contratti usati normalmente altrove ma impossibili da
gestire in Italia.” (Corriere della Sera – 17.10.2006). E il Signor Presidente di Confagricoltura, allarmato
dalle dichiarazioni del ministro, chiede gentilmente
a Esselunga un colloquio chiarificatore!
E allora dev’essere ben chiaro che i prodotti
alimentari sono prevalentemente locali (nazionali)
e lo sono perché legati al territorio ed a secolari
abitudini alimentari.
Tesco, colossale multinazionale inglese, così dichiarava
a McKinsey in una famosa, fondamentale intervista:
il 90% degli acquisti di prodotti alimentari è locale
(nazionale).
Infatti: questi sono i prodotti alimentari francesi ora presenti nelle catene francesi in Italia raffrontati a
quelli presenti in catene italiane fra cui Esselunga e Coop:

Non sta a noi argomentare su quali siano le ragioni che spingono COOP ad una campagna propagandistica
del genere. COOP è un concorrente, seppur anomalo, e della qualità della concorrenza è scorretto parlare.
Possiamo solo affermare che là dove noi non siamo presenti, il livello di competitività di COOP è carente:
N.B. tutti i dati sono stati rilevati e certificati da società specializzate ed indipendenti.
Spiace trovarsi nel turbine di una querelle inevitabilmente polemica,
ma Esselunga è spintonata ed assediata da ben troppo tempo.
Esselunga si scusa e ringrazia. |